Il Museo Diocesano di Napoli è una delle realtà individuate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (nell’ambito dei progetti ARCUS) quale strumento per la valorizzazione del patrimonio culturale non soltanto della Diocesi e della città di Napoli, ma dell’intero Paese. Vedere raccolte, nello splendido contesto della chiesa di Santa Maria di Donnaregina Nuova, le memorie di un’ eredità religiosa e civile che sin dall’antichità paleocristiana si sono evidenziate come testimonianza della ricchezza espressiva dell’arte del popolo napoletano, non può non sollecitare lo stupore per un’aspettativa così a lungo custodita ma, oggi, perentoriamente desiderosa di uscire dalle catacombe del tempo e riproporsi orgogliosa in dialogo con la storia.
Il tentativo non è ristretto ad una semplice operazione culturale o religiosa ma ha tutto l’ardire di proporsi, anche, come legittimo volano economico in grado di contribuire allo sviluppo sostenibile di un’area riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Il Ministero ha inteso con la sua azione valorizzare un patrimonio culturale che si augura possa divenire strumento attraverso il quale non solo rafforzarne la tutela ma che possa fungere, con le altre benemerite istituzioni presenti sul territorio, da catalizzatore di tutto il Centro Storico di Napoli, divenendone non secondario produttore di sviluppo. I primi beneficiari del valore aggiunto, i cittadini dell’antica area dei decumani, saranno i maggiori custodi del bene culturale stesso. Questo nel tempo contribuirà ad una mentalità diversa in cui non sarà più solo lo Stato primo attore della tutela delle ricchezze di tutti, ma sarà la consapevolezza dei napoletani verso il valore, anche economico, del bene a fare acquisire capacità progettuali di valorizzazione e protezione del proprio patrimonio storico civile e religioso. è una sfida, senz’altro; ma anche una “speranza” concreta che Napoli non deve assolutamente farsi “rubare”.
Colgo l’occasione per ringraziare e salutare con devozione S. Em. il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, anche per la sua alta testimonianza culturale e morale a favore dello sviluppo culturale del capoluogo partenopeo e della Campania.