arti minori - complesso monumentale donnaregina

I COLORI DEL MUSEO DIOCESANO
Grigio – Febbraio 2019

L’interessante coppia conservata nelle Gallerie del Museo Diocesano, nella sezione dedicata alle cosiddette “Arti minori”, fin da subito colpisce per la forma piramidale: questo genere di manufatto viene chiamato infatti “ad obelisco”, rientrando nella tipologia di quei reliquiari cosiddetti “architettonici”1.

Alti 120 cm ed alla base larghi 60 cm, risultano composti da tre sezioni: la base trapezoidale curva, il rigonfiamento del nodo con tre foglie di acanto, il tronco di piramide superiore; la cuspide poi va terminando in un ricciolo sovrastato da globo e croce. Le teche a forma di cuore che si staccano dal corpo centrale sono state considerate, per la fattura, precedenti ai due pezzi in esame e dunque “di riutilizzo”.Più volte ricorrono punzonate le iniziali “L C”, certamente dell’argentiere che lavorò le lamine metalliche, purtroppo ignoto ma riscontrato anche in altre lavorazioni coeve e in un parato di candelieri conservato nel Tesoro della Cattedrale di Troia2. Siamo cronologicamente negli anni ’20-’30 del Settecento3.

L’ultima provenienza è quella dal Duomo di Napoli, conservati già nei depositi della Cattedrale fin dagli anni ’60 del secolo scorso; in origine erano conservati nella chiesa del monastero benedettino dei Santi Marcellino e Festo: a questa conclusione si è potuti giungere per la presenza delle due preziose statuette coi Santi Benedetto e Scolastica applicati alla cuspide dei reliquiari e per la presenza, tra i pezzi maggiori, di un lungo osso di San Donato Vescovo d’Arezzo (morto sotto le persecuzioni dell’Imperatore Decio nel 304 dC).


Il culto di San Donato, diffuso in tutta Italia e largamente pure nel nostro Meridione, seguì le truppe bizantine e la successiva occupazione longobarda, ancora vivo in moltissimi centri della Campania stessa e nella suddetta chiesa più volte ricorrente (negli affreschi di Belisario Corenzio nel tamburo della cupola ad esempio), vista la precedente persistenza nelle vicinanze di un edificio sacro a quel martire dedicato e poi accorpato nel titolo al monastero.
Le decine di reliquie incastonate nei due manufatti sollevano la questione sul culto dei Santi, sul culto che si deve ai loro resti: la Chiesa parla chiaramente di “venerazione”, in contrapposizione all’ “adorazione” che si rivolge soltanto a Cristo eucaristico. Il cristiano prega anche davanti ai resti dei suoi Santi, perché quelli intercedano presso Dio portandogli la personale preghiera: il “miracolo” è sempre Lui poi a verificarlo.


1Cfr AA. VV., Il Museo diocesano di Napoli – Guida al percorso museale, EDR, Napoli 2009, 124

2Cfr G. G. BORRELLI, in P. L. DE CASTRIS, Il Museo Diocesano di Napoli – Percorsi di Fede e Arte, EDR, Napoli 2008, 214

3Ibidem

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