san paolo - complesso monumentale donnaregina

I COLORI DEL MUSEO DIOCESANO
Rosso – Marzo 2019

La tela rettangolare con raffigurato San Paolo proveniva dalla chiesa di Santa Maria Donnaromita: il monastero femminile che seguiva la Regola di San Benedetto, venne ampliato nel corso del Cinquecento e la chiesa nuova edificata a partire dal 1535; in una delle cappelle laterali (terza di destra) erano sistemate alle pareti e il “San Paolo” in questione e un “San Pietro”, l’uno di fronte all’altro1. Entrambi sono conservati oggi nelle Gallerie del Museo diocesano.

Diversi i problemi di attribuzione e datazione della coppia di opere: nel corso dei restauri, prima della musealizzazione delle due, è emersa un’aggiunta applicata alle tele originali, intervento dovuto alle necessità di adattamento di quelle agli spazi della cappella2.
Quanto alla mano che le produsse molte sono state le ipotesi: in una didascalia del 1960, che accompagnava le foto scattate dalla Sovrintendenza, si menzionava Francesco Fracanzano, poi altrove un giovane Filippo Vitale o più genericamente un “riberesco”3. L’emergere dal profondo scuro delle maestose figure degli Apostoli, l’importanza data ai riflessi ed alla luce e la stesura dei colori fanno pensare più invece ad un notevole, seppur ignoto, caravaggesco: «opere di solenne monumentalità e di intensa qualità naturalistica, riferibili ad un pittore napoletano della prima metà del Seicento»4.

san paolo - particolare - complesso monumentale donnaregina

 

Cruciale nello sviluppo del pensiero teologico della Chiesa, San Paolo è tra le figure più emblematiche della cattolicità: passato dall’essere persecutore, al divenire il più fervente testimone del Signore, con le sue Lettere ha lasciato un patrimonio di spiritualità e riflessione umana tra i più alti della storia d’Occidente.
Pur non avendo conosciuto direttamente Gesù, San Paolo non rinunciò a definirsi lui stesso Apostolo, continuatore e prosecutore della missione data da Cristo ai suoi più stretti collaboratori, e apostolo soprattutto “dei Gentili”, cioè dei pagani, che a migliaia convertì nel volgere dei suoi lunghissimi viaggi per le vie dell’Impero; nel contempo, nel senso più ampio del termine, egli fu -non solo per la tragica morte alla quale andò incontro- “martire”, cioè testimone del Risorto.


1Cfr R. RUOTOLO, Santa Maria Donnaromita, in AA. VV., Napoli Sacra6° Itinerario, EDR, Napoli 2010, 324

2Cfr P. L. DE CASTRIS, in P. L. DE CASTRIS, Il Museo Diocesano di Napoli – Percorsi di Fede e Arte, EDR, Napoli 2008, 108

3Ibidem

4Cfr R. RUOTOLO, Santa Maria Donnaromita, in AA. VV., Napoli Sacra – 6° Itinerario, 331

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