Ignoto monogrammista “Tr”
(Napoli, metà secolo XVII)

Testa di Sant’Anastasio

Olio su tela; cm 80 x 110
Iscrizioni: sulla lama della mannaia la sigla (?) “TR”;
sul cartiglio, in basso a sinistra, “IMAGO S(ANC)TI ANASTASY / MONACHI ET MARTIRIS, / CUIUS ASPECTU FUGARI / DEMONES MORBOSQUE / CURARI ACTA SECUNDI / CONCILY NICENI / TESTANTUR”
Prov.: Napoli, Palazzo arcivescovile

Meno consueta in ambito meridionale, a fronte della ben più consistente sfilza di teste di Santi decollati come i compatroni di Napoli Gennaro e Giovanni Battista, la raffigurazione del capo mozzo di Anastasio, monaco persiano entrato in monastero a Gerusalemme, martirizzato per volere di Cosroe nel VII secolo, si fonda sul culto della reliquia conservata già dal 650 presso il monastero romano delle Acque Salvie (odierna abbazia delle Tre Fontane). Venerato soprattutto nel Medioevo, questo testimone della fede ha fama di taumaturgo (nel cartiglio si descrivono le virtù apotropaiche della testa sacrificata), è patrono degli orafi e invocato contro il mal di testa (in riferimento al martirio subito in vita) e ogni tipo di ossessione.